Fabrizio Caramagna, Il numero più grande è due

… per l’amore, noi non siamo il mondo della realtà,
siamo soltanto lo spazio e lo stimolo
per il suo mondo di sogno, onnipotente e illimitato.
(Lou Andreas Salomé)

Parlare d’Amore è sempre un’impresa particolarmente complicata, sostanzialmente ardua. È la forza propulsiva che muove la Vita, l’energia cui è destinato/programmato il nostro essere al mondo. Come un magma incandescente che ribolle nel fondo di ogni singola esistenza, l’Amore, quando si presenta (quando “miracolosamente” e “inaspettatamente” accade), è il demone che offusca la mente, la potenza che soffoca la parola. È una questione non solo psicologica, ma anche fisiologica, fatta di palpitazioni accelerate e di lemmi che vengono meno, di batticuore e balbettii. L’impazzare irrazionale del cuore e il naufragio del linguaggio logico-razionale sono la cifra simbolica, la “metafora viva” dell’Amore “in atto”. Occorre allora una nuova modalità di comunicazione/espressione: quella del silenzio e della morte, forse. Poiché avendo assaporato per un attimo l’apice della felicità (attesa, sospirata, agognata), meglio sparire per sempre, eclissarsi e ritornare materia, dopo aver accarezzato per un poco l’eterno.

Fabrizio Caramagna conosce finemente le infinite/indefinite sfaccettature dell’Amore e ce ne racconta (con aforismi leggeri e brevi dialoghi) i tratti emblematici e salienti: l’incontro, lo sguardo, la carezza, il bacio, l’abbraccio, ma anche l’abbandono e il senso di abissale solitudine, quando avviene una separazione: la lacerazione nel cuore, lo squarcio nell’anima. Il numero più grande è due (pubblicato per i tipi Mondadori a inizio 2019) è il libro di un Autore che conosce “nel profondo” le dinamiche (profonde) del sentimento amoroso. C’è l’attesa dell’incontro e la gioia della sua rivelazione: «Non esiste la solitudine. / Stai sempre preparando un incontro / con qualcuno là fuori / anche se non lo sai» (p. 9); «Che cosa cerco? / Una donna / che si emozioni come i tramonti / e si prenda cura del mondo come la rugiada» (p. 10).

Come sempre, come riferito da ogni forma d’arte (dalla poesia al cinema), si ha la forte impressione (il presentimento, la sensazione) che a determinare l’incontro tra gli amanti non sia il “Caso” fortuito, ma una forza sovrannaturale e imperscrutabile: un “piano” abilmente orchestrato, architettato con astuzia dal Destino (si veda a titolo di esempio il componimento in versi Amore a prima vista di Wisława Szymborska o il film My Sassy Girl): «Ti sfiora passando per strada e tu pensi di averla / già conosciuta, / forse sei stato un fiore nella sua mano, / qualche secolo fa» (p. 11); «Anime che si conoscono da sempre / anche se non si conoscono / e quando si conoscono per davvero / si riconoscono» (p. 22); «E poi scopri che è lei la galassia che hai osservato un’estate, quando avevi sedici anni e seduto in riva al mare aspettavi il futuro» (30).

Il libro di Caramagna descrive, a grandi linee, con veloci accenni, la storia d’amore di Alberto (lavoratore part-time in un negozio) ed Eleanor (biologa marina australiana, in Italia grazie a una borsa di studio): «I suoi occhi sono blu mare, ma non quel blu / chiaro che lambisce la riva. / Sono di acque lontane e profonde che solo / le sirene possono raggiungere» (p. 15). I due si incontrano, si piacciono e tra di loro scocca la scintilla, sboccia una sorprendente alchimia, un’intesa che non è solo attrazione fisica, ma ancor di più fusione dello spirito: «Non avevamo fatto l’amore, / ma con le parole già mi toccavi in posti / che ancora non avevano nome» (p. 23).

Avendo ricevuto un’offerta di lavoro dall’America, Eleanor è costretta a trasferirsi. Alberto accusa il colpo e (ri)piomba in una completa e angosciante solitudine: «E adesso che sei partita e io sono solo, / nessun’altra cosa fa il rumore di un vetro / spezzato / come pensare a te / dopo mezzanotte» (p. 62); «Io con te mi sentivo a casa. / Ma tu avevi ancora un aereo da prendere / e tante strade da percorrere / e ferite da superare, / prima di sentirti a casa (p. 64); «Non so come sono chiamati gli spazi tra i secondi, / ma è in quegli spazi che il dolore picchia più forte / quando si sente la mancanza di una persona» (p. 68). Alberto decide così di non arrendersi, ma di oltrepassare l’oceano e di riacciuffare caparbiamente il Destino, cui si sentiva segretamente chiamato: «Oh battiti del mio cuore / disponetevi tutti a ranghi serrati / e andate da lei a dichiararle il mio amore / e nessuna pietà per i battiti disertori» (p. 76).

Eleanor ritorna così in Italia e tra i due ricomincia un’appassionata e intensa relazione amorosa. Col passar del tempo, però, come in ogni rapporto, si insinuano anche elementi negativi, perturbanti, come la gelosia. Il tarlo del dubbio si insinua nella mente di lei, e a risentirne è la purezza del rapporto, l’illimitata fiducia s’incrina. Alberto si ritrova così di nuovo solo a rimuginare sulla propria condizione e ad avvertire la mancanza di Eleanor: «Sono strani gli abbracci quando si dice addio. / Sei lì sospeso, e stringi qualcosa a cui non potrai / mai rimanere aggrappato» (p. 220); «La solitudine. / Un mare mai raggiunto da nessuna riva, / un ponte da nessuna strada, / un colore da nessuna luce» (p. 238).

Alberto ed Eleanor sono però destinati a restare insieme e a superare ogni incomprensione o difficoltà (anche economica). L’Amore preme troppo potente per lasciarli separati, distanti l’uno all’altro: «Ci innamoriamo ancora una volta e di nuovo si apre / la spirale del cuore e dentro corrono melodie, risate, / fiori e ali, e il mondo è come una festa e al centro / c’è solo il nostro danzare» (p. 253). Il desiderio di restare insieme e di ricominciare tutto daccapo prevale. È la forza assoluta dell’Amore che non si arresta alle difficoltà quotidiane, perché «A volte – conclude Caramagna – due persone, per combaciare, / devono prima rompersi in mille pezzi» (p. 258).

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