Nicola Vacca, Muse nascoste

È da poco disponibile in libreria l’ultimo lavoro di Nicola Vacca: Muse nascoste (Galaad Edizioni). Un appassionato e coinvolgente excursus di un poeta che si confronta con le Muse nascoste del Novecento, indagando criticamente la “rivolta poetica delle donne”, durante il secolo scorso. Basta sfogliare velocemente l’indice per apprezzare l’originalità e lo spessore ermeneutico e letterario di un simile lavoro.

Alla base di questo breve, ma denso saggio interpretativo vi è un’amara constatazione: “Il Novecento è stato crudele con i suoi poeti migliori” (p. 75). Per sopperire a tale inammissibile e grave lacuna, il critico Nicola Vacca delinea il profilo biografico e la poetica di alcune poetesse contemporanee.

Tra le “muse”, cui Nicola Vacca tributa un delicato, ma esaustivo e originale ritratto, compaiono i nomi di Nina Cassian, Cristina Campo, Alejandra Pizarnik, Marina Cvetaeva, Sylvia Plath. Ma la peculiarità (e la rilevanza) di un simile lavoro, risiede nel tener desta (caparbiamente e in solitaria) la memoria di poetesse cadute, in maniera ingiustificata e inesorabile, nell’oblio.

In controtendenza rispetto allo scenario culturale italiano attuale, Nicola Vacca dedica alcune preziose pagine a poetesse “sconosciute” ai più: Claudia Ruggeri (“La sua poesia è un inferno dal quale emerge il genio”, p. 67), Fernanda Romagnoli (“la sua poesia disappartenente, sempre libera, è una delle esperienze più alte della nostra letteratura”, p. 75), Piera Oppezzo (“La poesia per Oppezzo è materia vivente, senza di essa difficilmente riusciremmo a capire le cose della vita”, p. 83), Paola Malavasi (“Una poetessa dall’animo gentile, che ha fatto della scrittura un metodo di indagine introspettivo teso a svelare i misteri dell’anima”, p. 87), Jolanda Insana (“Una voce deflagrante ed estrema”, p. 27), per citarne alcune.

Leggere questo volume di Nicola Vacca significa allora immergersi con lo spirito nel cuore della poesia contemporanea, scandagliando fondali sconosciuti e abbeverandosi alla fonte di Muse nascoste, la cui testimonianza lirica, non potrà mai essere scalfita dallo scorrere insensato del tempo.